Voi lo sapete che mi piace provocare? Oggi vi scrivo un pippone liberatorio.
Diciamoci la verità: l’ansia da prestazione ci sta uccidendo un po’ dappertutto.
Sei lì, nel bel mezzo di un prato. C’è una luce pazzesca. Davanti a te, un Border Collie sta per decollare all’inseguimento di un frisbee. Tu ti posizioni, pronto a scattare il capolavoro della vita, e nella tua testa parte il consueto, asfissiante check-list da scienziato della NASA:
“Oddio, la compensazione dell’esposizione è corretta?”
“Il tracking dell’AF è impostato giusto?”
“Se scatto a f/1.4 e il cane si sposta di tre millimetri, gli metto a fuoco il naso anziché il bulbo oculare?”
“C’è troppo rumore digitale nello sfondo?”
Ciaone, il momento è passato. E tu hai portato a casa la foto tecnicamente perfetta di un filo d’erba dove il cane è già fuori fuoco o, peggio, un’immagine clinicamente impeccabile ma fredda come il marmo.
Sapete cosa vi dico? Ogni tanto serve un enorme, liberatorio, terapeutico: STICAZZI.
Il lato oscuro della Forza (ovvero: il Tecnicismo)
Capiamoci subito, prima che i puristi della fotografia vengano a picchiarmi con un treppiedi in carbonio: studiare è importante. La tecnica è fondamentale. Conoscere il triangolo dell’esposizione, capire come funziona la luce e padroneggiare la propria macchina fotografica è l’ABC. Se non sai usare lo strumento, stai solo scattando a caso.
Ma c’è un lato oscuro in tutto questo: il tecnicismo fine a se stesso. L’esercizio di stile. Quella strana patologia per cui una foto viene giudicata bella solo se zoomando al 400% riesci a contare i singoli pixel sulla lingua del cane.
A forza di inseguire lo scatto “da manuale”, siamo diventati degli operatori tecnici. Abbiamo barattato l’anima per un istogramma perfetto a destra.
L’arte di sporcarsi le mani
Cosa significa, allora, abbracciare la filosofia dello Sticazzi?
Significa lasciarsi andare all’istinto. Significa che se il cane sta facendo una cosa buffa, assurda o incredibilmente tenera, tu devi scattare. Anche se hai gli ISO troppo alti. Anche se il tempo di scatto è troppo lento e la foto verrà mossa. Anche se l’inquadratura è storta e taglia una zampa.
Eh ma la composizione… eh ma la regola dei terzi… eh ma il micro-mosso… Sticazzi.
Non saper fare perfettamente una cosa, o decidere deliberatamente di fregarsene delle regole per un secondo, apre le porte alla sperimentazione vera. Quella sporca, imperfetta, che fa accapponare la pelle ( a volte anche a me ) ma che, guarda caso, emoziona.
I puristi hanno ragione a dire che la tecnica serve? Sì, certo. Ma solo in parte. Perché un cane non è un modello come gli altri: è caos puro, è gioia, è un fulmine che corre nel fango. E il caos non lo catturi sempre con le regole.
Il manifesto dello “Sticazzi” nella fotografia di cani
Abbracciare questo approccio “smart” e sincero vuol dire fare un patto con se stessi e ricordarsi che:
L’errore è un’opportunità (se lo cavalchi, non se lo subisci): Se scatti una foto di merda, quella è: una foto di merda. E se è venuta male perché non sapevi cosa stavi facendo, chiamarla arte non è arte: è una paraculata. Il “mosso creativo” non deve essere il rifugio. La vera filosofia dello Sticazzi entra in gioco quando vedi un momento irripetibile, sai benissimo che le condizioni tecniche sono proibitive, ma decidi di scattare comunque. Accetti il rischio e comprendi che un errore in realtà diventa un punto di forza per quella specifica situazione.
I cani sono i maestri supremi dello Sticazzi. Avete mai visto un Golden Retriever preoccuparsi se il fango in cui si sta rotolando si abbina cromaticamente al suo pelo? No. Loro vivono il momento. Noi dovremmo fare lo stesso mentre li fotografiamo.
La pancia batte il sensore. Una foto tecnicamente imperfetta ma che sprizza personalità, che ti fa ridere, che ti fa stringere il cuore, batterà SEMPRE una foto noiosa ma geometricamente impeccabile.
Quindi, smettiamo di studiare?
Assolutamente no. Continua a studiare. Diventa un mostro della tecnica. Conosci le regole così bene da poterle masticare e sputare. Ma poi, quando hai la macchina in mano e il cane davanti, dimentica.
Fai quella stronzata. Tenta quell’inquadratura assurda dal basso, anche se ti sdrai in una pozzanghera di dubbia origine. Scatta in controluce totale. Lascia lo sfondo bruciato se serve a catturare quell’espressione lì, irripetibile.
Liberati dall’ansia del giudizio. Esci dal tunnel del “tecnicamente corretto”.
La prossima volta che senti quella vocina che ti dice “No, non scattare, le impostazioni non sono ottimizzate”, rispondigli a gran voce. La fotografia è emozione, il resto è noia.
E allora… un bel respiro, e STICAZZI.
Sulle frange in post produzione o sulla desaturazione artistica però…anche no, ma questa è un’altra storia.
